Il Nirvana è una questione di gusto

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Per tutto il popolo buddhista del mondo, Vesak è la festa più importante che ci sia, poiché celebra i tre momenti topici della vita del Buddha: nascita, illuminazione e Nirvana. Questi avvennero a maggio, per questo la celebrazione si fa ogni anno il giorno in cui cade la luna piena in questo mese, tant’è che in Sri Lanka viene chiamato anche Poya Day, che significa appunto luna piena. Quest’anno sarà il 23 maggio e durante questo giorno ci si veste tutti di bianco, ritenuto il colore della purezza, e ci si dedica principalmente a tre attività: pregare, fare donazioni e cucinare per tutti, in particolare per i monaci. Questi, infatti, non cucinano e non hanno la facoltà di comprare delle cose, per cui tutto quello che hanno è ciò che gli viene donato soprattutto a questa festa. In generale la vita dei monaci, durante tutto l’anno, è tesa ad avvicinarsi il più possibile a quella del Buddha. Per questo, ad esempio, consumano solo due pasti in una giornata: il primo subito dopo il sorgere dell’alba; il secondo al momento più alto del picco del sole. Tutto il resto del giorno digiunano e possono solo bere liquidi come acqua, tisane o tè, di cui ricordiamo che lo Sri Lanka è uno dei più grandi produttori. Ma non il giorno di Vesak, quando a non mancare mai è il piatto delle feste per eccellenza, ovvero il kiribath, che è tutto rigorosamente bianco.

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Kiribath, il piatto srilankese che porta fortuna

Chi conosce un po’ i piatti dello Sri Lanka, pensa subito a riso&curry, ovvero al grande classico della cucina srilankese, quello che si trova nei vari ristoranti che hanno aperto nel mondo, come ad esempio quelli di via Cesare da Sesto a Milano. Infatti, forse non tutti sanno che in quella zona, a Sant’Agostino, c’è una via dove in soli 100 metri sembra di essere in Sri Lanka, tant’è che oggi viene soprannominata “Little Sri Lanka”. Il legame è da ricercarsi nello storico mercato di Papiniano che si tiene lì ogni martedì e sabato mattina e che negli anni è divenuto il punto di incontro tra i primi srilankesi arrivati in città. Qui si possono mangiare alcune specialità, la maggior parte a base di riso, che in Sri Lanka a tavola non manca mai; questo viene poi abbinato con altre pietanze quali patate, lenticchie rosse o gialle, melanzane o pesce, cucinate con peperoncino, cipolla e curry, che è la spezia più utilizzata, da cui il nome del piatto. Ma non nel caso del kiribath, che significa riso e che invece prevede una purezza estranea ed assente negli altri pasti dell’anno. La sua origine, non a caso, è legata alla storia del Buddha, come ci racconta il cuoco srilankese Heshan: “quando Siddharta cercava l’illuminazione sotto l’albero in India, incontrò una donna dell’alta nobiltà Sujatha intenta a pregare per avere un bambino. Questa, vedendo Siddharta così magro, quasi pelle e ossa, a causa del digiuno che stava facendo, gli preparò un piatto, ovvero del riso con latte vaccino”. È in questo momento che viene sancita la nascita ufficiale del kiribath, ritenuto per questo un piatto sacro, di buon auspicio, che porta fortuna; insomma, il piatto per eccellenza delle feste come matrimoni, compleanni o appunto il giorno di Vesak. Di base si tratta di un piatto molto semplice, cioè di un semplice riso, di solito si utilizza quello grezzo kekulu hal (l’importante è che non sia trattato) che viene cotto; poi, una volta pronto, si aggiunge un po’ di sale e si ricuoce con il latte vaccino o con quello di cocco, come si preferisce farlo oggi. Per servirlo in modo tradizionale, l’usanza vuole che si metta su una foglia di banano, bagnato con un po’ di latte di cocco e tagliato a rombi. Si può accompagnare con il lunumiris, una salsa piccante che si prepara con peperoncino e cipolla. Ma non finisce qui: a partire dal kiribath, si può ricavare anche un dolce, dei piccoli tortini di riso, l’imbul kiribath, solo aggiungendo cocco grattugiato e zucchero di canna; alcuni ci aggiungono anche la cannella, e a tal proposito lo sapevate che la cannella è nata in Sri Lanka? Ebbene sì, ci svela Heshan, “ne parla il documentario su Netflix che si chiama Story of Spices, nominando lo Sri Lanka tra i dieci paesi con maggior numero di esportazione di spezie”. Ma torniamo al punto di partenza, ovvero alla preparazione del kiribath, di cui vi daremo la ricetta del cuoco srilankese Heshan, oggi specializzato in piatti creativi del suo paese, ma non senza prima avervelo presentato.

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Heshan, cuoco dello Sri Lanka creativo e innovativo

Heshan nasce il 17 marzo 1985 a Kurunegala, città dell’entroterra in Sri Lanka, il cui nome indica la roccia scura, proprio quella che caratterizza questo paesaggio. Cresce qui fino a 4 anni in una casa che inizialmente era piccolissima, ma che nel tempo non ha fatto altro che crescere. “Mia nonna ha avuto 13 figli, per cui ogni volta che nasceva un bambino aggiungevano un pezzo di casa… Da 20 metri quadrati, sono arrivati a 100!”, ci racconta Heshan. In seguito, per mancanza di sbocchi lavorativi, la sua famiglia decide di trasferirsi in Italia, prima nella campagna di Parma a Marore, dove Heshan trascorre la sua infanzia: “ho un ricordo meraviglioso di quegli anni, pensa che sono stato il primo bambino di colore a scuola”. E poi a Milano, dove i genitori lo obbligano a studiare Perito Informatico “perché per loro l’informatica era il futuro”, mentre lui voleva fare il Liceo Artistico, cosa che infine è riuscito a fare. L’escalation lavorativa di Heshan inizia presto e si evolve rapidamente: dopo la scuola, entra a lavorare da Prada partendo dal basso fino a raggiungere in pochi anni una posizione di rilievo come WW Visual Merchandiser Manager. Ed è proprio grazie a questo lavoro che inizia a viaggiare per il mondo e ad interessarsi alle culture alimentari di ogni luogo dove andava per lavoro, finendo per organizzare tutto in funzione dei ristoranti che voleva provare in giro. “Avevo una fame di cultura incredibile”. Ma poi decide di voler anche imparare a cucinare, utilizzando la creatività che l’ha sempre caratterizzato. “La mia missione, in particolare, era quella di nobilitare la cucina dello Sri Lanka, che in Italia, così come altrove, si è diffusa solo nella sua versione più popolare”. Così, inizia a rielaborare le ricette tradizionali di sua mamma, tra cui il kiribath.

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La ricetta del kiribath di Heshan

Considerate che il kiribath viene ritenuto più che altro una colazione, o un antipasto, più che un pasto completo.

Ingredienti per 4 persone

250 g di riso

200 ml di latte di cocco

1 cucchiaio da cucina di sale

qb acqua

Procedimento

  1. Lavate e risciacquate il riso fino a che l’acqua non risulterà limpida.
  2. Mettete il riso in una pentola capiente e coprite con acqua in modo che sia un paio di dita superiore al livello del riso. Coprite con il coperchio e iniziate la cottura a fiamma media. I tempi di cottura del riso saranno variabili in base alla tipologia scelta (verificate le indicazioni riportate sulla confezione).
  3. Nel momento in cui l’acqua avrà raggiunto il bollore, aggiungete il sale, e continuate la cottura a fiamma bassa fino a quando l’acqua sarà stata interamente assorbita ed il riso risulti ben cotto (per questa ricetta il riso deve essere ben cotto e non al dente). Per evitare che il riso si attacchi al fondo della pentola, verificate di tanto in tanto se la quantità di liquido presente sia sufficiente e nel caso aggiungetene poco per volta.
  4. Una volta che il riso sarà cotto, aggiungete il latte di cocco e cuocete a fiamma bassa fino a quando il latte non sarà ben assorbito dal riso e il composto cremoso e ben lucido.
  5. Per finire con l’aiuto di un mestolo trasferite il composto su un vassoio da portata e iniziare a dargli la forma desiderata in questo caso tonda, avvalendosi di una marisa. Una volta ottenuta la forma desiderata, spennellare la superficie del composto con un poco di latte di cocco in maniera da donare lucentezza al kiritbath.
  6. Infine lasciate raffreddare per alcuni minuti, porzionatelo e servitelo a temperatura ambiente.
  7. Nel caso in cui vogliate fare l’impiattamento tradizionale, cioè mettere il riso sulle foglie di banano come anticipato precedentemente (che ormai a Milano trovate facilmente), lavate e sterilizzate bene le foglie, poi tagliatele nella forma desiderata e passatela alcuni secondi sulla fiamma viva in maniera da farle acquisire un aspetto traslucido e un colore più brillante.

Se siete interessati a saperne di più e a festeggiare Vesak anche voi, vi ricordiamo che potete andare in uno dei tanti templi buddhisti che ci sono a Milano, come quello storico di Lankaramaya di via Pienza, in zona Chiesa Rossa, dove sarà impossibile non vedere una marea di gente vestita di bianco con qualcosa in mano.

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