L’unico birrificio trappista in Italia è a Roma

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L’ordine dei trappisti, nato nel 1664, deve il suo nome dal luogo in cui ha avuto origine, il monastero cistercense di La Trappe, in Normandia (Francia). Nato per contrastare i costumi dei cistercensi, considerati troppo liberali, inizialmente qui - e nei monasteri che seguirono successivamente le regole dell’Ordine - era ad esempio concesso di bere solo acqua. Con il tempo le regole si sono ampiamente ammorbidite, tanto che nel XIX secolo erano molti i monasteri trappisti a produrre birra e, nel tempo, hanno acquisito lo status mitico che hanno oggi - e che le ha spinte a tutelarsi dalle imitazioni.

Dal 1997, infatti, la neonata Associazione Internazionale dei Trappisti ha stabilito una serie di regole per potersi fregiare del titolo di Authentic Trappist Product (A.T.P.): che la birra sia prodotta all’interno di un’abbazia trappista da parte di monaci o sotto il loro stretto controllo; che la produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale dipendano dalla comunità monastica; che i ricavi derivati dalle vendite siano diretti al sostentamento dei monaci, al pagamento degli eventuali laici che collaborano alla produzione e alla beneficenza, ma non al profitto. Questi criteri così stringenti hanno fatto sì che le birre trappiste autentiche siano 12 in tutto il mondo: 6 in Belgio, 2 nei Paesi Bassi, una negli Stati Uniti, una in Austria, una nel Regno Unito e un in Italia, l’Abbazia delle Tre Fontane, a Roma.

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Lorenzo Ongaro e Giulia Eleonora Zeno

Questa comunità trappista risiede a Roma dal 1868 quando Papa Pio IX, ultimo sovrano dello Stato Pontificio, diede il compito ai monaci di restaurare l’Abbazia delle Tre Fontane, nella zona delle Acque Salvie, dove secondo la tradizione il 29 giugno del 67 d.C,, l’apostolo Paolo venne martirizzato e decapitato. La testa del Santo, recisa, rimbalzò a terra tre volte facendo sgorgare altrettante fonti d’acqua, da qui il nome dell’Abbazia. Nel 1870, caduto il potere temporale della Chiesa, i Trappisti riescono a ottenere in enfiteusi (una sorta di prestito perpetuo) un terreno di 450 ettari. In cambio, tra le varie condizioni, avevano l’obbligo di piantare almeno 125.000 alberi di eucalipto per bonificare la zona e combattere la malaria tipica delle zone paludose, all’epoca il più grave problema di sanità pubblica a livello nazionale.

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Lorenzo Ongaro e Giulia Eleonora Zeno

La bonifica è terminata solo ai primi del ‘900 e quel che resta di questo immenso lavoro sono il Parco degli Eucalipti, dove risiedono parte degli alberi piantati dai monaci, e il famoso Eucalittino, “il liquore dei Romani”, prodotto dal 1873 con metodi artigianali e la stessa ricetta di un tempo, a partire dall’estratto di Eucalyptus che i monaci estraggono dalle piante attorno all’Abbazia.

Quella della prima e unica birra trappista in Italia è una produzione ben più recente, ma ha anch’essa delle profonde radici con il passato: è infatti a partire dal ritrovamento di un’antica ricetta, affinata negli anni, che nel 2015 ottengono il prestigioso marchio A.T.P. e cominciano a produrre autentica birra trappista in quello che è oggi il birrificio trappista più piccolo al mondo. Sono prodotte solo tre etichette, con anime molto diverse tra loro, ma ognuna rispettosa, a modo suo, della tradizione trappista brassicola, plurisecolare.

Come sono le birre dell'unico birrificio trappista in Italia?

Tre Fontane è una tripel dal colore intenso e dal sapore deciso e moderatamente fruttato, arricchita da note di eucalipto che non potevano mancare nella prima birra di questa Abbazia, storicamente legata a queste piante,.

Scala Coeli, che prende il nome da una delle tre chiese che compongono il complesso abbaziale delle Tre Fontane, è nata nel 2018 ed è invece una Belgian Ale dal gusto piacevolmente amaro, arricchita dalle scorze di arancia amara - le piante che adornano il chiostro del monastero. Una birra decisamente meno alcolica della Tre Fontane, punta a un consumo più quotidiano e meno “impegnativo”.

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Lorenzo Ongaro e Giulia Eleonora Zeno

Sinergia ’21, l’ultima arrivata, è una Abbey Dubbel, tra gli stili più iconici delle birre trappiste, che può fregiarsi di essere la prima birra al mondo frutto della collaborazione tra tre birrifici trappisti: all’ideazione dell’etichetta, infatti, hanno preso parte altre due storiche abbazie, Rochefort e Westmalle. Questa birra scura, rifermentata in bottiglia e dalle note maltate, è l’erede di Sinergia ’19, che a sua volta era stata la prima collaborazione tra due birrifici trappisti.

Una “buonissima trinità” tutta da gustare, magari concedendosi - per chi può - una mezza giornata in questo angolo di Roma ancora poco conosciuto, ma senza dubbio ricco di storia, suggestioni e sapori.

(Foto di apertura Lorenzo Ongaro e Giulia Eleonora Zeno)

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