L'Antartide si sta sciogliendo, e il nostro desiderio più turpe è farci un resort

Remoto, distante, perennemente ghiacciato, abitabile solo da certi tipi di animali. Il suono dell'Antartide è un silenzio rarefatto, incrinato dai refoli costanti dei venti che sbriciolano lo strato superiore del ghiaccio, o i rari scarponi di scienziati che cercano risposte (o forse alimentano le domande) a misteri ancora insoluti. L'Antartide attira da secoli esploratori, romantici e studiosi, il suo nome in greco ἀνταρκτικός lo descrive in opposizione al più facilmente raggiungibile Artide. È terra inospitale di conquista, quarto continente al mondo per estensione, il luogo più freddo della terra (la temperatura più bassa mai registrata ha fatto segnare -89,6 gradi Celsius), ricoperto al 98% di ghiaccio di acqua dolce che costituisce la maggiore riserva acquifera di sempre. È insofferente alle bandierine dei paesi che hanno provato a colonizzarlo sin dagli inizi dell'800, bisticciando prima con le navi davanti alla distesa immacolata, poi siglando con un trattato all'avanguardia la sua non-adesione alla giurisdizione di alcun paese. L'Antartide è libero, non può ospitare basi militari, non permette attività estrattiva di minerali o di petrolio di cui pure è ricco: unica opzione concessa e concordata è la ricerca scientifica in campo astronomico e astrofisico (zero inquinamento luminoso), la rilevazione di raggi cosmici, le sperimentazioni e addestramenti sulle simulazioni spaziali. Attualmente sono 14 i paesi del mondo che hanno basi scientifiche in Antartide, tra cui l'Italia. E proprio le rilevazioni allarmanti sul continente antartico hanno preoccupato chi si occupa di cambiamento climatico: perenni in liquefazione, temperature con picchi anomali per le medie stagionali, perdita costante e continua di massa del ghiaccio antartico che causa un innalzamento del mare. Uno studio dell'università di Bonn pubblicato sulla rivista Nature lo ha definito senza giri di parole "punto di non ritorno". Stando a significare che la possibilità che nel giro di qualche anno gli iceberg più mastodontici si sciolgano definitivamente e inizino a navigare non è così improbabile.

Stacco. Play su questo video. Pochi secondi e su un muro di legno campeggia in lettere dorate una frase di Nelson Mandela: "Sta a te rendere il mondo migliore per coloro che lo vivono". Una quote ispirazionale, una espressione facilmente applicabile ad ogni desiderio e necessità. Anche di marketing, quando si tratta di solleticare la fame di esclusività di chi può permettersi di fare il turista in Antartide. Il video infatti è stato realizzato dalla compagnia HiFly, portoghese, che si occupa di viaggi di lusso per persone dalle infinite disponibilità economiche, in occasione del primo volo intercontinentale dell'Airbus dal Sudafrica all'Antartide con atterraggio sul ghiaccio. Non è certo il primo in assoluto, sin dal 1928 sono stati diversi gli aerei a raggiungere il continente, ma principalmente per "consegnare" gli scienziati impegnati nelle missioni di ricerca o i rifornimenti. Nei commenti un profluvio di complimenti per la complessità dell'operazione, le capacità tecniche del comandante e della sua squadra nel riuscire a far depositare un aereo su una distesa di blue ice perenne. Nessuno ha posto la domanda più immediata, spontanea, urgente: perché? C'era davvero la necessità, al di là dell'evento sicuramente di per sé eccezionale?

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Jonathan Pie/Unsplash

La risposta c'è, e parte da un nome.Wolf's Fang, un campo avventura di lusso in Antartide organizzato dall'azienda americana White Desert: sei tende da letto riscaldate con bagno privato, doccia e area lounge "oasi di comfort e calore indipendentemente dalle condizioni esterne" si legge sul sito ufficiale. "Avventura per moderni pionieri" che vogliano condividere anche i pasti accuratamente preparati sul posto (e da dove arriveranno le materie prime, che sul continente sono incoltivabili? Bravi, la risposta ce l'avete). Una frizzante passeggiata in doppia corda sottozero, una gironzolata con le fat bikes, una scalatina con il Nunatak Tour o semplicemente una giornata nella lounge relax (non può mancare, sennò che lusso sarebbe). Naturalmente la pista di atterraggio dell'Airbus è quella privata di Wolf's Fang, già catalogata come aeroporto di livello C nonostante, a livello tecnico, non sia propriamente un aeroporto ma una pista singola, come molte altre presenti in Antartide. Ma il tema non sono le infrastrutture del continente. È il turismo in Antartide, inutile e dannoso. È alimentare il desiderio di esclusività spingendosi a colonizzare un ecosistema tanto delicato per fare soldi, per mero turismo.

Negli ultimi anni la parola overtourism è diventata il triste refrain che accompagna affollate mete meravigliose in tutto il mondo, da Firenze a New York, dalle Montagne Arcobaleno del Perù alle spiagge della Sardegna (che hanno contingentato gli accessi), tanto da portare alcune amministrazioni alle decisioni estreme di chiudere determinati siti, pur di non farli devastare dalla presenza umana. Il rischio over è decisamente basso in Antartide, ma quello di tourism resta. A che pro, però? Perché? Ci si allarma per il caldo anomalo a novembre, si incrociano le dita perché non arrivi la grandine a devastare le colture, si lotta con la siccità degli anticicloni estivi che hanno fatto segnare numeri record, si piange di fronte a incendi distruttivi che per il troppo caldo non possono essere contenuti. Perché? Gli scienziati sottolineano che l'Antartide è a rischio, però mandiamoci pure le persone a fare una vacanza esclusiva, cosa vuoi che sia. Perché, accidenti, perché?

L'azienda White Desert sottolinea di tenerci molto alla sostenibilità: certificazione sbandierata sul sito, paginate di interventi e iniziative che mirano a ridurre il carbon footprint e l'impatto ambientale delle loro attività, specifiche sulla raccolta dei rifiuti nel resort, uso del fotovoltaico, possibilità di smontaggio delle tende una volta che decideranno di lasciare l'Antartide, scelta del carburante degli aerei utilizzati per portare gli ospiti fino a lì. Tutto giusto, sulla carta. Peccato non poter davvero calcolare nel breve termine, e in maniera capillare, l'impatto devastante dell'aumento della presenza umana, per quanto non massiccia, nell'ecosistema fragilissimo dell'Antartide (in termini economici, il che limpidamente sottolinea come l'ambientalismo senza un minimo di coscienza di classe è un privilegio, e l'anticamera del greenwashing). E continuare a insistere sull'esclusività delle avventure, sulla "possibilità unica" di sei giorni nel continente antartico, nonostante i problemi si aggiornino quotidianamente. È una cosa da ricchi, dirà qualcuno facendo spallucce. Ma se c'è una cosa che abbiamo imparato dalle rivoluzioni, è che le cose dei ricchi riguardano tutti noi.

(Foto di apertura Torsten Dederich/Unsplash)

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