LIBRI - Bere come un vero scrittore, il libro per ricreare i cocktail dei grandi della letteratura

Un libro che mixa la ricerca giornalistica agli spunti per rifare personalmente i cocktail preferiti di grandi scrittori e scrittrici del passato.

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La narrazione legata al settore gastronomico è ricchissima. Si va in cerca della storia antica, identitaria, caratterizzante. Si pensa spesso a come collocare nella linea temporale il boccone che si sta per mangiare, provando a creare collegamenti che ci aiutino a comprendere come sia arrivato sino a noi oggi, chi lo consumasse e come lo preferisse. È una ricerca di cultura volta a non perdere tradizioni e ricette che si sono mantenute nel tempo. Questo pensiero si palesa meno spesso con ciò che beviamo, eccetto forse con il vino. I cocktail, in particolare, non sono soggetti a un interesse per le loro radici, anche se è più semplice in realtà trovare la loro origine rispetto a piatti che, spesso, sono frutto di commistioni di popoli e di viaggi fra territori differenti che hanno inizio in tempi molto più antichi.

A regalarci diverse storie sui cocktail, più o meno conosciuti, ci pensa il libro Bere come un vero scrittore di Margaret Kaplan, tradotto da Camilla Pieretti per IlSaggiatore. Come suggerisce la prima di copertina, il libro contiene 100 ricette per ricreare i drink che hanno ispirato i giganti della letteratura. Questo non è solo un libro di ricette. Fra le sue pagine, cento personaggi legati al mondo della letteratura si incontrano fra aneddoti e suggestioni che raccontano brevemente la loro vita personale e professionale, legandola specificatamente al consumo di alcol e al cocktail che in qualche modo ha rappresentato la loro carriera, insieme alla ricetta per riprodurlo. Un mix (o un cocktail, appunto) di crisi esistenziali, ingredienti e dosi.

Emergono così le storie degli scrittori, come Charles Bukowski che all’alcol era così affezionato da farlo diventare la sua condanna. Già a tredici anni calici e bicchieri gli facevano compagnia, e a trentacinque anni i medici gli consigliarono di smettere di bere per il bene del suo fegato; ma non smise mai. Pablo Neruda amava il Coquetelón, un cocktail a base di cognac, Cointreau e succo d’arancia con cui deliziava anche i suoi più cari amici servendolo con addosso una giacca rossa da cameriere.

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La copertina di "Bere come un vero scrittore" (IlSaggiatore)

Tra le pagine del libro si comprende come l’alcol diventasse spesso per gli scrittori un alleato per la creatività, una maniera per non perdere le parole e farsi guidare da un flusso di idee dettate dall’ebbrezza. È ciò che ci raccontano anche gli approfondimenti che si trovano nel testo, per esempio quello sulla Belle Epoque, dove “per ogni bicchiere di assenzio, preparato ad arte, la cosiddetta fata verde, c’era una nuova idea, una nuova forma, un nuovo promotore”. Questa bevanda divenne così popolare tra Surrealisti e poeti che le cinque del pomeriggio, momento in cui ci si incontrava nei caffè parigini per consumarlo, vennero soprannominate l’ora verde. C’era chi lo beveva puro, come Alfred Jarry, chi lo mischiava all’oppio come Charles Baudelaire, ma anche chi lo abbinava all’hashish come Arthur Rimbaud.

Più che un vero ricettario, il libro andrebbe consultato prima di tutto per la ricerca giornalistica e, secondariamente, come elemento d’ispirazione. Non tutti i cocktail sono infatti esempi replicabili al bar, basti pensare all’Horse’s neck che amava bere Noel Coward, commediografo britannico le cui opere ispirarono anche Alfred Hitchcock. Nella sua commedia Milord si sposa del 1951, Coward cita un cocktail perfetto per curare i postumi post sbornia: gli ingredienti sono l’angostura e il ginger ale, che aiutano a far passare il mal di stomaco, e il brandy per confortare l’animo, il tutto servito con tre aspirine ideali per il mal di testa. La scrittrice Jaqueline Susann, invece, quando il suo romanzo La valle delle bambole venne rifiutato dagli editori, si rifugiò in quello che lei chiamava “Due bambole rosse e un sorso di scotch”, dove le bambole erano con molta probabilità un narcotico. È quindi forse il caso di dire “non fatelo a casa”. Originale e a tratti sorprendente, dalla redazione di Tuorlo consigliamo di leggere Bere come un vero scrittore sorseggiando un drink e viaggiando nel passato con la fantasia.

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