Cattive Maniere/2 - Non rispondere, s'il vous plâit

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Alle mail di lavoro o di invito, si risponde sempre. “Me la puoi rimandare non l’ho ricevuta” (ma la verità è che rompe le scatole cercare nell’infinito, disordinato, ripetitivo elenco della posta in arrivo). “Me la potresti rimandare è finita negli spam!” (ma la verità è che ci si è scordati di rispondere). Peggio ancora “non ho avuto tempo di guardare le mail” che odora di bugia da lontano: ma sei scemo? Le mail ti compaiono sullo schermo, drin, drin, drin, e tu non te ne accorgi? Le vedi sull’Apple watch, sull’iPad, sullo smartphone, sul pc e pure sulla tv mentre guardi le olimpiadi. Le allupatissime mail ti raggiungono ovunque, ti azzannano ai polsi e non ti mollano fino a quando non le hai lette: almeno prenditi il disturbo di rispondere. C’è un (antico) detto la cui parte finale suona così: “rispondere è cortesia”. Ecco, è la “Cortesia” che manca, che poi la cortesia è figlia della buona educazione che, a sua volta, è figlia della cultura.

Mettiamo che dobbiamo organizzare una festa fra un mese. Prima mandiamo una salvadata (Save the Date) utile esclusivamente a far segnare quel dato giorno nelle agende degli invitati. Non è scontato che il salvadata indichi già il luogo o l’orario preciso della festa, perché come si è detto, lo scopo è quello di barrare le agende degli ospiti. Chi riceve il salvadata deve assolutamente astenersi dal rispondere accettando precipitosamente l’invito o, peggio, chiedendo l’orario dell’evento o l’indirizzo dove avverrà, pena la fustigazione sociale. Dopo il salvadata, a circa 10/15 giorni dall’evento, si spedisce l’invito vero e proprio – ufficiale -  (via mail va bene, ormai solo il presidente della Repubblica o del Consiglio ne mandano cartacei) al quale l’invitato è tenuto a rispondere entro giorni dalla data della festa, sempre che nell’invito non vi siano indicati termini diversi. A una mia amica, principessa dei salotti romani, capita che quando manca 1 giorno il signor Antonio non abbia ancora risposto all’invito. Lei gli manda un whatsapp tipo “Ehi, amico mio, ti vedo alla festa domani?” Ma so bene che avrebbe voglia di scrivergli “Senti, brutto buzzurro, avresti la buona creanza di rispondere?” Ma lui, cosa ha la spudorataggine, l’impudenza, la faccia tosta di affermare? “Scusa tesoro, non ti ho risposto prima perché non sapevo se mi sarei potuto liberare”.

Ecco, questa risposta è fra le più ipocrite, ambigue, imbecilli e arroganti che un umano possa fornire.

Come avrà fatto la mia amica a non strozzarlo, visto che poi si è presentato alla festa? Ipocrita: una persona dai modi civili risponde all’invito in tempi urbani e modi limpidi dicendo “Grazie cara, purtroppo non so se mi libererò” ma DEVE aggiungere la frasetta che in un nanosecondo lo trasforma in un lord “Posso confermartelo fra qualche giorno?”. Ambigua: non rispondendo Antonio dimostra di stare col piede in due scarpe, tipo mi barcameno, e se ricevo un invito che mi stuzzica più di questo, vado là. Imbecille: che gusto c’è a crearsi la reputazione del cafone, al pari di quelli che s’informano “Chi viene alla festa?” per sapere se converrà loro partecipare. Arrogante: c’è molta presunzione nel coltivare la certezza che l’invitante accetti  l’adesione al suo invito anche l’ultimo giorno.

Un altro caso in cui siamo autorizzati a non rispondere, poiché la risposta sarebbe sgradevolissima per chi la ricevesse, è quando ci viene chiesto un contatto prezioso o VIP. La scusa è sempre la stessa “Mi daresti il numero di Farinetti? L’avevo, ma l’ho perso”. “Mi daresti il contatto di Giletti? L’ho incontrato in aereo e me l’ha dato, ma l’ho scritto chissà dove”. Ora, a parte il fatto che bisogna essere quantomeno minchioni per perdere un numero a cui tieni, questa è un’altra di quelle situazioni imbarazzanti, in cui chi chiede farebbe bene a seppellirsi piuttosto che mettersi in questa condizione. Non chiedete mai i contatti di nessuno, a nessuno, perché anche in questo caso sarete socialmente flagellati.

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