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Wine Lifestyle

La rivoluzione pop dello Champagne

Alessandro Vavassori: come GLUGULP! ha cambiato il mercato dello Champagne in Italia.

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Critica enogastronomica, fotografa, farmacista.

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11 February 2021
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Nei fumetti le esclamazioni sono essenza stessa della narrazione, proprio come il perlage dello Champagne: bollicine sequenziali iconiche che definiscono lo svolgersi del tempo, attraverso ritmo e movimento che trascendono nella sensorialità delle emozioni.

Alessandro Vavassori ha dedicato la sua opera di ricerca alla divulgazione dello Champagne, guidato dal suo eclettismo, sdoganando lo Champagne dall’occasione puramente celebrativa, forse anche grazie alla passione per la cultura pop. La parola in codice, scelta per serigrafare l’ambizioso progetto imprenditoriale, maturato tra passione e visionaria lungimiranza, fu GLUGULP! Un portale dedicato alla cultura delle bollicine francesi, non semplicemente un e-commerce ma una piattaforma di approfondimento tematico ed un simposio tra l’audacia dei Vigneron e lo stile immutabile delle più prestigiose Maison.

Dal 2014 ad oggi, l’ampliamento delle referenze GLUGULP! ha seguito l’onda del crescente entusiasmo commerciale al dettaglio italiano per lo Champagne, numeri esponenziali riferiti all’enciclopedica disponibilità di formati e millesimi dell’enoteca on line, edizioni limitate e casse speciali, per un’offerta che converge oggi verso le 2000 referenze.

Alessandro Vavassori opera come uno Chef de Cave, attraverso le perpetue selezioni, aggiorna continuamente la proposta che mira nella sua complessità, a diventare la cuvée magistrale per antonomasia.

A quale evento fai risalire la tua passione per lo Champagne? 

Il mio interesse per il re dei vini risale all’anno 2002 grazie a una degustazione memorabile, la “Trilogie des Grands Crus” rilasciata in edizione limitata dalla Maison Moët & Chandon, un’occasione unica per scoprire tre fantastici Lieux-Dits: lo Chardonnay dal vigneto Les Vignes de Saran (Grand Cru Chouilly), il Pinot Noir dal vigneto Les Sarments, (Grand Cru Aÿ) e il Meunier Champs de Romont (Grand Cru Sillery).

Seguirà poi la mia vera passione per LA Champagne, nel 2003, in occasione di un viaggio per raggiungere un’amica ad Avize. Da allora sono trascorsi parecchi anni e la “Trilogie des Grands Crus” non viene più prodotta ma l’amica che andai a trovare nel frattempo è diventata mia moglie!

Durante i tuoi viaggi in Francia, in quali altre regioni ami soggiornare?

Solitamente quando viaggio in direzione della Champagne adoro fare tappa nella Côte-d'Or in Borgogna, ho bellissimi ricordi di questo magnifico territorio e solitamente - se è venerdì - soggiorno nel villaggio di Beaune per farmi un giro al mercato che si tiene ogni sabato in Place de la Halle. 

Le correnti biodinamiche, la valorizzazione dei vitigni minori, i personalismi dei  Vigneron, come li hai visti evolvere in questi anni? 

Le correnti Bio sono in continua crescita, soprattutto per i Vigneron di nuova  generazione, questo è un bene, ma spero che non diventi una scelta di necessità per far parte solo di una categoria.

Molti Vigneron e Maison conducono una pratica di agricoltura già sostenibile, senza la necessità di una certificazione, con risultati oltre  l’eccellenza. 

I vitigni minori autorizzati in Champagne restano sempre una percentuale irrisoria dell’area totale vitata della Champagne, sono indubbiamente molto interessanti da far conoscere a chi vuole “degustare” ed esplorare totalmente questo eccezionale  territorio. 

Ogni Vigneron ha una propria storia da raccontare e quelli più capaci riescono a trasmettere la propria filosofia attraverso i loro Champagne, negli ultimi anni vedo sempre più unione e confronto tra loro, pur mantenendo ognuno la propria autentica unicità. 

Tra i vigneron emergenti chi dobbiamo tener docchio? 

Fortunatamente ce ne sono diversi, con produzioni molto contingentate, da citare  sicuramente Anna e Maxime Ullens del Domaine de Marzilly, Tom Gauditiabois,  Maxime Oudiette, Adrien Renoir, Antonie Bouvet, Émilien Feneuil, Gaspard Brochet,  Jules Brochet, François Petit e Justine Boxler del Domaine La Rogerie, Florent e Julien di Le Fres Mignon, Flavien Nowack, Paul Gosset e Timothée Stroebel. 

Qual è la nuova era dello Champagne? 

Mi piace pensare alla nuova era dello Champagne con sempre più inedite e differenti filosofie produttive, senza mai dimenticare la tradizione ma sempre con uno sguardo  verso l’avanguardia. 

Come hai creato le sinergie col tuo team operativo? 

La nostra attività è ancora giovane ed il nostro team in realtà è ancora molto ristretto. Diciamo che siamo tutti cresciuti “lavorativamente” insieme, grazie al rispetto reciproco ed a continui confronti. Resta per me fondamentale coinvolgere il più possibile tutti i collaboratori per soddisfare al meglio le aspettative dei nostri clienti, tutto dev’essere curato nei minimi dettagli. 

In questo singolare momento storico, come avete visto mutare la vendita on line e quali tipologie di Champagne hanno avuto più successo? 

Da quando siamo partiti, nel 2014, abbiamo sempre avuto un importante crescita  qualitativa e di fatturato. Da Marzo 2020 è iniziata una crescita esponenziale dovuta indubbiamente al primo lockdown ed è proseguita per tutto il resto dell’anno, anche grazie alla credibilità e professionalità che abbiamo dimostrato. Non saprei  indicare una tipologia di Champagne che ha ottenuto più successo rispetto ad un'altra, ho notato sicuramente molto interesse verso i Vigneron di nuova  generazione.  

Tra gli abbinamenti più pop annoveriamo Pizza & Champagne, il più insolito invece?

Lo Champagne è indubbiamente il vino più versatile tra tutti, grazie alle varie  tipologie e dosaggi si può prestare agli abbinamenti più particolari. Io personalmente  trovo intrigante un Blanc de Blancs in abbinamento alle “bose” fritte (pesciolini d'acqua dolce), oppure un Blanc de Noirs accompagnato al Culatello di  Zibello e gnocco fritto. 

Quali calici preferisci per la degustazione? 

Per la degustazione mi piace utilizzare diverse tipologie di calici, i miei preferiti  restano lo Zalto Universal, il Riedel Veritas Champagne e il Grassl Mineralité. È fuori discussione che un buon calice sia fondamentale per valorizzare le caratteristiche di  uno Champagne, troppo spesso si vedono eccezionali Champagne stappati e versati in calici assolutamente non adeguati… proprio un peccato! 

Che cosa ti ha insegnato lo Champagne? 

La convivialità, la condivisione, la determinazione e l’essere orgogliosi delle proprie  origini.

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