Tormento ed estasi dell'attuale inusuale

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Sebbene negli ultimi lustri le consuetudini siano abbastanza cambiate, la vera questione è che, da oltre un anno, ogni usualità è diventata inusuale. Ricordo un pezzo del 2019 sul “saluto alla mano”, dove scrivevo “le mani devono essere linde, è tassativamente proibito agguantare l’altrui mano per poi abbandonarla di colpo lasciandola cadere nel vuoto, né mai la si stritoli, né tantomeno la si trattenga oltre al dovuto” e mi sembra roba del Paleolitico.

Non contenta, insistevo spiegando come porgere la mano fosse un gesto solo apparentemente semplice e che “la stretta di mano della persona beneducata è energica, ma non troppo; rapida, ma non sbrigativa; ferma, e mai oscillante”, indicazioni che oggi, alla luce dei danni collaterali della pandemia, sembrano non solo inutili e intempestive, ma pure prive di sensibilità. Non è questo il tempo di imparare/insegnare il saluto al cappello, al bacio, o alla mano (che poi gli ultimi due saranno interdetti per chissà quanto), tutti suggerimenti per ben figurare in società che rinvierei a momenti migliori, mentre, in attesa della nota immunità di gregge, è venuto il momento di segnalare le “cattive” maniere da scansare nell’intimità della casa, stretti e costretti per giorni nel medesimo ambiente, con le medesime persone.

Mariti, mogli, figli, suoceri e genitori, tutti dovrebbero imparare obbligatoriamente a perseguire l’equilibrio nei modi, e la costanza nei toni, evitando di iniziare la clausura con cinguettante entusiasmo e di chiuderla con barbari grugniti.

La prova più ardua riguarda soprattutto le coppie “rosse” - nel senso del colore delle zone a rischio – ovvero quelle che non potendo frequentarsi poichè residenti in comuni diversi, decidono di iniziare a convivere ed eleggono il domicilio a casa propria o del partner. Sono le coppie cui la vicinanza forzata pare inizialmente assai romantica, tanto che si sprecano frasi tipo “Amore della mia vita è pronto a tavola” oppure “Tesoruccio scegli tu il film perché a me piace ciò che piace a te”.

Generalmente sono proprio quelle che, quando ormai serpeggia l’odio più palpabile provocato dalla inusuale simbiotica coesistenza e suoi derivati, tipo tavolette del water lasciate in posizione alfa, dentifricio spremuto dal centro del tubo, spazzolini da denti sbrindellati, frigorifero scordato semiaperto, ebbene cambiano radicalmente i loro toni, mentre i reciproci sguardi non sono più tizzoni ardenti di desiderio, ma dardi avvelenati che spuntano dalla faretra.

Attenzione dunque ai comportamenti altalenanti: non è ammissibile passare da modi gentili a quelli degni dei cavernicoli, mangiando spaparanzati sul divano, piatto sulle ginocchia, birra dalla lattina, briciole disseminate ovunque, mentre il partner rigoverna in cucina, bevendo vino rosso misto a lacrime salate.

Il segreto affinchè non sia percepibile la differenza fra prima e dopo, è mantenere uno … standard qualitativo costante e sobrio, forse senza punte di eccessi, ma certo senza ineguagliabili tonfi.

Qualcuno potrebbe obiettare che castrare gli impulsi euforici rivelerebbe aridità e mancanza di entusiasmo, ma - si converrà- nel contempo eviterebbe di trasformare in catastrofe un periodo già sciagurato in cui, a stento, fra tamponi, certificazioni, vaccini, mascherine, si potrebbero eventualissimamente ammettere al proprio desco 2 soli amici. Ed ecco un atroce dilemma che può finire in tragedia: quali amici scegliere e soprattutto, quali escludere? Sui motivi dell’ardua selezione, si consumano spesso aspre dispute familiari.

Alla prossima!

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